martedì 17 novembre 2015

Hacker, ex Miss e ingegneri informatici, l’esercito invisibile che combatte Isis in rete

E’ un esercito invisibile quello che in queste ore sta combattendo Isis in rete. Si creano i database per segnalare gli account jihadisti dai quali Isis diffonde i suoi deliranti messaggi. Si verifica l’attendibilità delle segnalazioni. Poi partono gli attacchi DDos per abbattere i siti o quelli per silenziare gli account. Una due, tre, centinaia di volte in un giorno. Si lavora di notte, di nascosto mentre si è al lavoro, nel tempo libero. Si agisce soprattutto contro i profili Twitter, più facili da bucare. Ma anche Tumblr, Google +, Instagram, YouTube, AskFm (il social network anonimo), JustPaste e Archive.org (le piattaforme usate per diffondere i comunicati).
Gli hashtag #opCharlieHebdo, #OpIsis, #OpIceIsis in poche ore sono riusciti a sconfiggere quello scelto dai jihadisti per festeggiare. E la macchina di comunicazione dello Stato Islamico vacilla, costretta a spostarsi su altre piattaforme meno conosciute, come Telegram (che in queste ore è usatissima dai jihadisti per postare immagini e disegni di Parigi in fiamme). La lotta al Califfato 2.0 parte dal basso. Non è coordinata da nessun servizio segreto, non è di tipo militare e non conosce leader. E ha soldati in tutto il mondo, dall’Australia, passando per il Giappone fino all’Italia.
Era già successo dopo Charlie Hebdo, chi ha un minimo di conoscenza informatica la mette al servizio della collettività per dire che, no, di qua non passerete.Anonymous, il collettivo di hacktivist attivo in tutto il mondo, l’altro giorno ha lanciato OpParis con un filmato diventato in poche ore virale. E ancheGhostSecGroup, altro gruppo di hacker, ha continuato il suo lavoro di monitoraggio e di attacco agli account del Califfato. Il lavoro è trasversale, si comunica su Irc, le chat anonime, per evitare di essere tracciati. Anche Isis infatti sembra avere a sua disposizione hacker esperti. Meglio allora rimanere coperti, non svelare la propria identità è più sicuro, dunque, quando si fa questo tipo di “lavoro”. Si usano anche i bot per essere più efficaci. In alcuni casi si lavora insieme ai giornalisti: “ Ti segnalo questo profilo, forse è un reclutatore”, guardalo. Il nemico è solo uno, Isis. O, meglio, quell’idea di invincibilità che i miliziani vogliono trasmettere al mondo terrorizzando.
FONTE: Marta Serafini (corriere.it)