domenica 22 novembre 2015

Via libera del Consiglio di sicurezza Onu “Autorizzata qualsiasi misura contro l’Isis”

Approvata all’unanimità una risoluzione che invita tutti gli stati membri a unirsi nella lotta contro i terroristi che rappresentano “una minaccia inedita e globale”

Tutti gli stati che possono, con tutte le misure necessarie. Suona come una vera chiamata alle armi globale, la risoluzione che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato ieri sera all’unanimità, per combattere l’Isis. Il testo non è stato scritto in base al Chapter 7 della Carta delle Nazioni Unite, che autorizza legalmente l’uso della forza, ma rappresenta comunque una copertura per i governi che vorranno incrementare le loro operazioni contro i terroristi. 

La risoluzione è stata scritta dalla Francia, membro permanente del Consiglio con potere di veto, dopo gli attentati di Parigi. «Attraverso la sua ideologia estremistica e violenta - dice il testo - i suoi atti terroristici, i suoi attacchi continui, sistematici e diffusi contro i civili, i suoi abusi dei diritti umani e le violazioni delle leggi umanitarie internazionali, inclusi quelli perpetrati su base religiosa e etnica, la barbarica distruzione dell’eredità culturale e il traffico di beni culturali, lo Stato islamico in Iraq e nel Levante (ISIL, noto anche come Daesh) costituisce una minaccia globale senza precedenti alla pace internazionale e alla sicurezza». Anche per la sua capacità di «reclutare e addestrare terroristi combattenti stranieri, la cui minaccia ha effetti su tutte le regioni e i paesi membri dell’Onu, anche quelli lontani dalle zone di guerra».  

Il documento ricorda i recenti «orribili attacchi» in Tunisia, Turchia, nel Sinai con l’abbattmento dell’aereo russo, a Beirut e a Parigi, e avverte che Daesh «ha la capacità e l’intenzione di condurre altri attentati». Perciò sollecita tutti «gli stati membri che hanno la capacità di farlo, di prendere tutte le misure necessarie, nel rispetto delle leggi internazionali, quelle umanitarie e relative ai rifugiati, e dei diritti umani, per sradicare i “santuari” che l’Isis ha creato in parti significative dell’Iraq e della Siria». 

Il linguaggio è molto duro, ma è stato frutto di una battaglia diplomatica. La Russia, infatti, aveva fatto circolare una risoluzione concorrente, che chiedeva di coordinare qualunque intervento militare in Siria con il governo di Assad. Parigi, appoggiata dagli Stati Uniti, ha minacciato di bloccare questo testo con il veto, perché Mosca voleva usarlo come una polizza di assicurazione della sopravvivenza del leader di Damasco. Poi però, alla luce delle stragi delle ultime settimane, incluso l’abbattimento dell’aereo russo, il Cremlino non si è potuto spingere fino al punto di usare il proprio potere di veto per deragliare l’iniziativa francese. Lo stesso ambasciatore siriano all’Onu, Bashar Jaafari, ha finito per fare buon viso a cattivo gioco, dando il suo «benvenuto a tutti nel club di chi combatte il terrorismo». Il regime infatti ha sempre usato la presenza di gruppi come l’Isis e al Nusra, e secondo alcuni analisti li ha sostenuti o quanto meno non combattuti, proprio per giustificare le proprie azioni militari contro tutti gli oppositori che chiedono un cambio del governo. 

La risoluzione non è stata approvata in base al Capitolo 7 della Carta dell’Onu, e quindi non fornisce un’autorizzazione legale esplicita ad intervenire in Siria, e non delinea una precisa campagna da condurre. Tutti i governi intenzionati ad incrementare i loro interventi, però, potranno usarla come copertura. Lo ha sottolineato lo stesso premier britannico Cameron, che ne aveva bisogno per ottenere il via libera del suo Parlamento. Proprio ieri il presidente americano Obama ha chiamato il premier italiano Renzi per coordinare gli sforzi contro l’Isis, ma all’Italia si chiede soprattutto di combattere Daesh in Libia. 

FONTE: Paolo Mastrolilli (lastampa.it)