mercoledì 2 dicembre 2015

Italia in crescita e ottimista. Ma deboli esclusi. Renzi: “Il Pil 2015 sarà superiore alle previsioni”

Il rapporto dell’Istat fotografa un Paese spaccato: «Divario Nord-Sud e ricchi-poveri»

Primi segnali positivi nella crescita dell’occupazione emergono nel 2014: la quota di persone di età 20-64 anni occupate in Italia sale al 59,9% nel 2014 (+0,2 punti percentuali rispetto al 2013), ma la distanza con l’Europa continua ad aumentare. La ripresa nel Paese è avvenuta a ritmi meno accentuati in confronto ai principali paesi europei. Lo certifica il rapporto dell’Istat, sul “Benessere equo e sostenibile”, alla sua terza edizione. Positiva la diminuzione della percezione della paura di perdere l’occupazione e l’elevata soddisfazione per il proprio lavoro, che rimane stabile. La qualità del lavoro, peggiorata negli ultimi anni, migliora solo per alcuni aspetti.  

DIVARI SUL LAVORO  
L’indicatore relativo alla permanenza in lavori instabili diminuisce leggermente - dal 20,3% del 2013 al 19,8% del 2014 - quello sulla permanenza in occupazioni poco remunerate è stabile - dal 10,4% del 2013 al 10,5% del 2014. Aumenta però la quota di occupati sovraistruiti - dal 21,9% del 2013 al 23% del 2014 - e in part time involontario - dall’11% del 2013 all’11,7% del 2014. Malgrado i segnali favorevoli della congiuntura economica, rimangono elevati gli storici divari che caratterizzano il mercato del lavoro italiano.  

GIOVANI ANCORA PENALIZZATI  
Il divario di genere nella partecipazione al mercato del lavoro, pur continuando a ridursi a seguito della maggiore caduta dell’occupazione nei comparti a prevalenza maschile, resta tra i più alti d’Europa (69,7% di uomini occupati contro il 50,3% di donne) e, per colmarlo, dovrebbero lavorare almeno 3 milioni e mezzo di donne in più di quante attualmente occupate. L’Italia continua a caratterizzarsi in Europa per la forte esclusione dei giovani dal mercato del lavoro, a fronte della continua crescita del tasso di occupazione degli ultracinquantacinquenni. Sebbene l’allungamento dei percorsi formativi ritardi l’ingresso nel mondo del lavoro, la diminuzione del tasso di occupazione per i giovani dipende soprattutto dalla difficoltà a trovare un impiego, specie se continuativo nel tempo. La condizione dei giovani è aggravata da una peggiore qualità del lavoro e da una maggiore paura di perderlo.  

AL SUD REDDITI PIU’ BASSI  
Aumenta inoltre lo svantaggio del Mezzogiorno, l’unica area territoriale, dove l’occupazione diminuisce anche nel 2014 (tasso di occupazione al 45,3%) e dove è più bassa la qualità del lavoro. Il Mezzogiorno, oltre ad avere un reddito medio disponibile pro capite decisamente più basso del Nord e del Centro, è anche la ripartizione con la più accentuata disuguaglianza reddituale: il reddito posseduto dal 20% della popolazione con i redditi più alti è 6,7 volte quello posseduto dal 20% con i redditi più bassi mentre nel Nord il rapporto è di 4,6.  

IL BALLETTO DI NUMERI SUL PIL  
Intanto, sopo il ping pong di cifre di ieri, Matteo Renzi si dice sicuro che «l’economia finalmente si rimette in moto» e taglia corto, nella lettera agli iscritti Pd alla vigilia del week-end di mobilitazione con i banchetti in piazza in tuttta Italia: «Dopo tre anni finalmente il Pil quest’anno sarà positivo e - annuncia - meglio delle previsioni di inizio anno». «Giusto qualche dato ufficiale: a ottobre del 2014 - prosegue il presidente del Consiglio e segretario Dem - la disoccupazione era al 13%, oggi è scesa all’11,5%. Ci sono più di trecentomila italiani in più al lavoro da quando il governo ha imboccato la strada del JobsAct. I mutui crescono, i contratti stabili, finalmente!, la fiducia di consumatori e investitori è ai massimi da vent’anni a questa parte».  

FONTE: lastampa.it