domenica 13 dicembre 2015

Accordo sul clima: cosa cambia

Dalla temperatura al livello dei mari: ecco gli obiettivi che ogni Paese deve raggiungere nei prossimi 15 anni secondo il documento firmato a Parigi da 195 nazioni e in vigore dal 2020

Sono 31 le pagine del testo: un documento che arriva dopo anni di negoziati globali e, soprattutto, due settimane di intensi colloqui per limare i dettagli tra le delegazioni di 195 Paesi. L'accordo, dopo un’ampia introduzione, è stato suddiviso in 29 articoli ai quali gli Stati devono attenersi: ma si tratta di indicazioni che non comportano sanzioni per chi non le rispetta.

Il punto nodale del riscaldamento della Terra e del conseguente cambiamento climatico riguarda le emissioni di gas serra nell'atmosfera, soprattutto l'anidride carbonica. L'obiettivo da raggiungere per il 2030 è quello di contenere a 40 miliardi di tonnellate le quantità generate dall'attività umana soprattutto da parte dei trasporti e della generazione di energia. Oggi ne produciamo 35,7 miliardi e se continuiamo con questo ritmo arriveremo nel 2030 a 55 miliardi di tonnellate. L'obiettivo è arduo e richiede misure rapide e incisive nelle tecnologie oltre che nelle leggi che le dovrebbero sostenerle e diffonderle. Il margine del contenimento che ci rimane di quattro miliardi in 15 anni costringe a una vera rivoluzione tecnologica e a uno sforzo significativo nella ricerca.

La protezione delle acque surriscaldate Un altro obiettivo riguarda la protezione degli oceani. L'aumento della temperatura interessa gli strati più profondi dei mari oltre i mille metri di profondità, aumentando pure la loro acidità. Secondo l'Ipcc, l'agenzia ambientale dell'Unesco, gli oceani hanno immagazzinato il 93% del calore prodotto dal genere umano. Le acque più calde impediscono lo sviluppo del plancton e dei pesci antartici, i gasteropodi marini e i molluschi bivalvi non riescono a costruire i loro gusci di carbonato di calcio, i coralli si sbiancano dissolvendosi nell'acqua.

L'aumento della temperatura e l'innalzamento del livello dei mari impongono degli obiettivi di protezione stringenti. Per raggiungerli, i Paesi in via di sviluppo chiedono a quelli ricchi il finanziamento annuale di 100 miliardi di dollari. A Parigi si è stabilito che da parte di queste nazioni i tempi per arrivare a dei risultati possano essere più lunghi. Tra le opere di protezione da varare ci sono quelle sulle zone costiere, come la realizzazione di infrastrutture per ridurre ed evitare l'erosione delle coste e l'invasione delle acque nelle zone più critiche.

FONTE:  Giovanni Caprara (corriere.it)