mercoledì 16 dicembre 2015

Libia, la firma è prevista domani in Marocco

Gran parte dei parlamentari di Tobruk e del Congresso nazionale di Tripoli, l’Alleanza delle forze nazionali e i Fratelli Musulmani stanno arrivando in Marocco in queste ore per dare un nuovo inizio alla transizione libica

Domani si firma. In Marocco, come previsto. Anzi anticipando di tre giorni la data che era stata comunicata dal nuovo delegato dell’Onu, Martin Kobler. Gran parte dei parlamentari di Tobruk e del Congresso nazionale di Tripoli, forze politiche importanti, come l’Alleanza delle forze nazionali e i Fratelli Musulmani, singole personalità stanno arrivando in Marocco in queste ore per “ricominciare”, per dare un nuovo inizio alla transizione libica verso la democrazia. 

Anche se finora i tentativi di far fallire la trattativa per il governo di pacificazione non sono andati in porto, la strada per il nuovo governo è tutta in salita. Martedì pomeriggio a Malta si sono incontrati i presidenti uscenti (e ambedue scaduti) del Congresso nazionale di Tripoli, Nouri Abu Sahmain, e del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh. Per dire che non avrebbero firmato il documento Kobler e chiedendo tempo per trovare l’intesa.  

Dunque, si firma giovedì. Ne è convinto anche il direttore del Dis, l’ambasciatore Giampiero Massolo, che sottolinea: «A Malta si sono riuniti i presidenti dei due parlamenti che rappresentano gli intransigenti dei due schieramenti». Già, gli intransigenti, che spesso sono manovrati da altri Paesi, e che puntano a una ipotesi di polverizzazione della Libia. Contro i loro progetti si sono schierati prima la Conferenza di Roma e poi i delegati riuniti a Skhirat (Marocco) insieme al rappresentante delle Nazioni Unite, Martin Kobler. 

Quaranta giorni di tempo, ha chiesto il consigliere militare del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, il generale Paolo Serra, per mettere in sicurezza la capitale, Tripoli, con l’aiuto di forze di polizia internazionale che l’Italia e l’Inghilterra dovrebbero garantire. Ma fino allora, potrebbero esserci altri colpi di coda. In campo c’è anche l’Is, il Daesh. 

FONTE: Guido Ruotolo (lastampa.it)