mercoledì 6 gennaio 2016

“Primo test nucleare con la bomba all’idrogeno”. La Nord Corea spaventa il mondo, riunione Onu


La sfida nucleare di Pyongyang: «Dobbiamo difenderci dagli Usa». Nell’area registrato anche un sisma di magnitudo 5.1. Allarme dall’Asia all’America. Seul consulta gli alleati. Tokyo: «Grave minaccia, è intollerabile». Tornano venti di guerra sul 38esimo parallelo

Kim Jong Un riapre un fronte di crisi internazionale, conducendo il suo primo test con la bomba a idrogeno. Si tratta di una chiara violazione alle disposizioni stabilite dalle risoluzioni delle Nazioni Unite, ma soprattutto rafforza i timori di una nuova corsa da parte della Corea del Nord verso la bomba atomica. «Abbiamo effettuato con successo un test nucleare per difenderci dagli Stati Uniti», spiegano le autorità nordcoreane.  

IL MONDO CON IL FIATO SOSPESO  
Una minaccia non solo per i Paesi della regione, come Giappone e Corea del Sud, tradizionali rivali del regime di Pyongyang, ma anche per gli Stati Uniti, visto che la bomba può essere armata su missili di lungo raggio capaci di raggiungere le coste del Pacifico degli stati Uniti. Washington è stata sino ad oggi scettica sulla reale capacità della Nordcorea di sviluppare una bomba atomica, ma a sentire le dichiarazioni di Pyongyang sarebbe stato messo a punto un ordigno «miniaturizzato» la cui sperimentazione si è rivelata «un successo». 

IL TERREMOTO PROVOCATO DAL TEST  
Ci vorranno alcuni giorni per capire se tali affermazioni corrispondono a realtà, ma intanto a mettere in allarme i Paesi della regione è stata una scossa sismica di magnitudo 5,1 il cui epicentro sarebbe stato registrato a 49 chilometri a nord di Kilju, l’area nordorientale del Paese dove si trova uno dei siti nucleari del regime. Si tratta di un terremoto indotto, come precisano gli esperti, ma senza dubbio della intensità più alta mai registrata per questo genere di sisma artificiale, maggiore di quello provocato da tutti gli altri test nucleari del passato avvenuti nel Paese. In una bomba a idrogeno, le radiazioni prodotte dalla fissione nucleare possono provocare un fenomeno di fusione responsabile di potenti esplosioni e radioattività.  

LE MOSSE DEI PAESI ASIATICI  
La Corea del Sud ha detto che si consulterà con gli alleati e le potenze regionali per mettere la Corea del Nord di fronte alle conseguenze del test nucleare che afferma di aver condotto e per ulteriori sanzioni Onu. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe (nella foto) ha detto che l’annuncio da parte della Corea del Nord è una minaccia alla sicurezza del proprio paese: «Non possiamo assolutamente permettere questo, e lo condanniamo fermamente». Tokyo ha annunciato una «forte azione» insieme a Usa, Corea del Sud, Cina e Russia e attraverso l’Onu. 

RIUNIONE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA ALLE NAZIONI UNITE  
Il capo dell’Organizzazione dell’Onu per il Trattato sul bando dei test nucleari, Lessina Zerbo, ha detto che il test, se confermato, sarebbe una violazione del Trattato e una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. Zerbo ha precisato che le norme contro i test atomici sono state rispettate da 183 paesi dal 1996 e ha invitato Pyongyang a evitare altri esperimenti e ad aderire al trattato. E nella notte il Consiglio di Sicurezza ha tentato di organizzare una riunione d’emergenza al Palazzo di Vetro per valutare la situazione e capire come procedere. 

I MISSILI AMERICANI PUNTATI SU PYONGYANG  
La Casa Bianca dice di non poter confermare il test nucleare, ma precisa che, se fosse confermato, lo condannerebbe come una violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, Ned Price, ha detto che gli Stati Uniti sono «informati di attività sismica nella penisola coreana in prossimità di un noto sito di test nucleari nordcoreani, e hanno visto le affermazioni di Pyongyang di un test nucleare». E’ plausibile tuttavia che siano state già allertate le postazioni militari dell’area Pacifico che ospitano i sistemi balistici di intercettazione e risposta rapida, in particolare le basi in California ma soprattutto in Alaska, a Fort Greely, che ospitano le batterie strategiche puntate proprio verso la Corea del Nord.  

L’ESCALATION DI KIM  
Nel 2013, il giovane leader Kim Jong Un aveva dichiarato di considerare nullo l’armistizio del 38 esimo parallelo, a 60 anni esatti dalla sua firma (al termine di tre anni di guerra tra le due Coree con la prima missione di peacekeeping dei caschi blu Onu). E aveva dato inizio a una campagna di retorica bellicosa nei confronti di Seul e di Washington minacciando il ricorso di attacchi nucleari nei confronti dei due Paesi. Da allora tuttavia non erano stati condotti, a parere delle intelligence e degli esperti occidentali, test nucleari condotti dal regime. Almeno sino a qualche ora fa. 

FONTE: Francesco Semprini (lastampa.it)