sabato 9 gennaio 2016

Pa: inefficienze e corruzione costano più dell'evasione, oltre 100 miliardi

Pa: inefficienze e corruzione costano più dell'evasione, oltre 100 miliardi
Debiti nei confronti dei fornitori, deficit infrastrutturale, costo della burocrazia: la Cgia di Mestre elenca le voci di spesa della macchina pubblica che zavorrano la ripresa del Paese. Venerdì prossimo in Cdm i decreti della riforma Madia

La riforma della Pubblica amministrazione firmata dal ministro Marianna Madia sta per compiere passi avanti con l'approntamento di alcuni importanti decreti attuativi, a cominciare dalle partecipate e dai servizi pubblici locali. Che la Pa debba darsi una nuova veste, per superare le incrostazioni del passato, è ricordato ancora oggi dalla Cgia di mestre, secondo la quale il malfunzionamento della macchina pubblica continua a essere un freno alla ripresa del Paese da svariate decine miliardi di valore.

Pescando da più fonti economiche, l'associazione mette in fila i principali ritardi della cosa pubblica: i debiti della Pa nei confronti dei fornitori ammontano (al lordo della quota ceduta dai creditori in pro-soluto alle banche) a 70 miliardi di euro; il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 42 miliardi di euro l'anno; il peso della burocrazia grava sulle Piccole e medie imprese (Pmi) per un importo di 31 miliardi di euro l'anno; sono 24 i miliardi di euro di spesa pubblica in eccesso che non ci consentono di ridurre la nostra pressione fiscale in media Ue; gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità ci costano 23,6 miliardi di euro l'anno; la lentezza della nostra giustizia civile costa al sistema Paese 16 miliardi di euro l'anno.

Voci che, appunto per la loro diversa radice statistica, non si possono neppure sommare tra di loro, ma non precludono una logica conclusione al responsabile dell'ufficio studi, Paolo Zabeo: "E' possibile affermare con buona approssimazione che gli effetti economici derivanti dall'inefficienza della nostra Pubblica amministrazione siano superiori al mancato gettito riconducibile all'evasione fiscale che, a seconda delle fonti, sottrae alle casse dello Stato tra i 90 e i 120 miliardi di euro ogni anno. E' altresì verosimile ritenere che se recuperassimo una buona parte dei soldi evasi al Fisco, la nostra macchina pubblica funzionerebbe meglio e costerebbe meno. Analogamente, è altrettanto plausibile ipotizzare che se si riuscisse a tagliare sensibilmente la spesa pubblica, permettendo così la riduzione di pari importo anche del peso fiscale, molto probabilmente l'evasione sarebbe più contenuta, visto che molti esperti sostengono che la fedeltà fiscale di un Paese è direttamente proporzionale al livello di pressione fiscale a cui sono sottoposti i propri contribuenti". 

Anche con questi dati alle spalle, sul tavolo del Consiglio dei Ministri di venerdì 15 gennaio dovrebbero arrivare la scure sulle partecipate pubbliche, la ridefinizione dei servizi locali, il nuovo Codice dell'amministrazione digitale, il decreto sulla trasparenza nella P.A, il Freedom of information act, l'accorpamento della forestale e un'altra manciata di provvedimenti attuativi della riforma Madia. I decreti dati per certi sarebbero infatti dieci, a cui si aggiungerebbe il 'taglia leggi', che deve solo ricevere il via libera definitivo. Non è escluso che all'ultimo si infili nel pacchetto anche la sforbiciata agli enti inutili, sia che si configurino come 'carrozzoni' fuori controllo o semplicemente doppioni. Si tratta di decreti da cui si parla ormai da settembre e che saranno seguiti da altre due ondate, una entro primavera (con tra l'altro il taglio delle prefetture e la Superscia) e l'altro in estate, con il Testo unico del pubblico impiego. Tra le novità che dovrebbero seguire nei prossimi mesi anche la ridefinizione dei poteri del premier.

FONTE: repubblica.it