lunedì 18 gennaio 2016

L’1% della popolazione più ricco del resto del mondo

La denuncia di Oxfam: 62 «Paperoni» possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione più povera, mentre solo 6 anni fa erano 388

Una corsa senza freni, che rischia di rendere il mondo sempre più sbilanciato. Le disuguaglianze galoppano, e nel 2016 raggiungeranno un livello record. Secondo una fotografia scattata da Oxfam International alla vigilia del World Economic Forum di Davos, aggiornata alla fine dello scorso anno, i 62 super-miliardari più ricchi del mondo hanno un patrimonio che equivale a quello della metà più povera della popolazione globale. E la forbice sta continuando ad allargarsi: solo sei anni fa i «paperoni» erano 388. Traduzione: l’1% della popolazione - un club dominato da Bill Gates, Carlos Slim, Warren Buffett, Amancio Ortega e Larry Ellison - è più ricco del resto del mondo.  

DONNE SVANTAGGIATE  

A partire dal 2010, dice lo studio della charity, 3,6 miliardi di persone hanno visto la propria quota di ricchezza ridursi di circa 1.000 miliardi di dollari: un crollo del 41%, nonostante l’incremento demografico faccia segnare 400 milioni di nuovi nati nello stesso periodo. I 62 super-ricchi invece si sono messi in tasca oltre 500 miliardi di dollari, arrivando così ad un totale di 1.760 miliardi, in un contesto - denuncia Oxfam - che continua a lasciare le donne in condizione di grave svantaggio. Il rapporto spiega che il reddito medio annuo del 10% più povero della popolazione mondiale è cresciuto di meno di 3 dollari all’anno nell’arco di quasi un quarto di secolo, ovvero meno di un centesimo al giorno. «Nonostante i leader mondiali abbiano dichiarato in più occasioni la necessità di contrastare la disuguaglianza, il divario tra i più ricchi e il resto del mondo è drammaticamente cresciuto negli ultimi 12 mesi. Le previsioni di Oxfam, secondo cui l’1% della popolazione mondiale avrebbe posseduto più del restante 99% entro il 2016, si sono confermate con un anno di anticipo», attacca l’associazione. 
 
I DATI SUL NOSTRO PAESE
  
L’Italia non è da meno: i dati del 2015 mostrano che l’1% più abbiente degli italiani detiene il 23,4% della ricchezza nazionale netta, una quota che in valori assoluti è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali. Nel corso degli ultimi 15 anni oltre metà della ricchezza è finita ad ingrossare i patrimoni del 10% più possidente. 

L’AFFONDO DELLA ONG 
 
Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International, chiede ai governi di agire, mette nel mirino i paradisi fiscali. «Sono quei luoghi nei quali multinazionali ed élites economiche si rifugiano evitando di contribuire, con la giusta quota di tasse, al finanziamento di servizi pubblici gratuiti e di qualità a tutti i cittadini - dice -. Oggi 188 delle 201 più grandi multinazionali sono presenti in almeno un paradiso fiscale, alimentando una disuguaglianza economica estrema che ostacola la lotta alla povertà».  
 
LA CORSA DEI PARADISI FISCALI
  
A livello globale, infatti, gli investimenti offshore dal 2000 al 2014 sono quadruplicati, e si calcola che 7.600 miliardi di dollari (una somma equivalente ai tre quarti della ricchezza netta delle famiglie italiane nel 2015) sia depositato nei paradisi fiscali. Se sul reddito generato da questa ricchezza venissero pagate le tasse, stimano gli economisti, i governi avrebbero a disposizione 190 miliardi di dollari in più ogni anno. Oxfam denuncia un’altra stortura: il 30% della ricchezza dell’intero continente africano è depositato su conti offshore, e brucia 14 miliardi l’anno di entrate fiscali. Una somma, calcola l’ong, che potrebbe assicurare servizi sanitari in grado di salvare 4 milioni di bambini ogni anno e pagare un numero di insegnanti sufficiente a consentire di andare a scuola a tutti i bambini africani.

FONTE: lastampa.it