mercoledì 20 gennaio 2016

Crollano le Borse asiatiche, Milano affonda con le banche

Crollano le Borse asiatiche, Milano affonda con le banche
Il listino giapponese perde il 3,7% e scende ai minimi da 15 mesi. Male Piazza Affari sui cui pesano i timori per il comparto bancario e le tensioni tra il governo e Bruxelles

Le rassicurazioni della Bce, che ieri avevano fatto tirare un sospiro di sollievo alle Borse europee e a Piazza Affari, non bastano a consolidare il rimbalzo dei mercati. Sulle banche italiane non c'è alcun faro specifico da parte di Bruxelles, hanno garantito le istituzioni comunitarie e nazionali, ma le tensioni tra Roma e la Commissione Ue rischiano di complicare il percorso che porterà alla nascita della bad bank e soprattutto il riconoscimento della flessibilità di bilancio chiesto dal premier Matteo Renzi. Per il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, comunque "non è in corso un attacco all'Italia" e non c'è "nessun motivo concreto dietro il calo delle banche", ma solo volatilità. Un supporto al Belpaese è arrivato - oggi - dal membro austriaco del board della Bce, Edwald Nowotny, che ha riconosciuto come l'Italia stia affrontando "molto bene i problemi" delle banche e che non ci sia un "caso" specifico all'interno dell'Europa o della Banca centrale. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, si è aggiunto alla schiera di chi getta acqua sul fuoco: "Oggi si registrano grandi turbolenze che riflettono impulsi a livello internazionale. Malgrado questo, c'è una solidità di fondo del sistema bancario italiano che va avanti e che non a caso viene considerato uno dei più affidabili e attraenti dove investire". Parole miti anche dal presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, che non vede "rischi di una crisi importante".

I mercati globali non riescono comunque a scrollarsi di dosso la debolezza. Questa mattina è crollata di nuovo la Borsa di Tokyo, con l'indice Nikkei che in chiusura ha ceduto il 3,7% a quota 16.416,19, ai minimi da 15 mesi. In rosso anche le Borse europee: Milano perde il 2,7%, trascinata al ribasso dal comparto bancario che cede il 3,9%, mentre Mps non riesce inizialmente a fare prezzo e quando entra in contrattazione lo fa con un passivo in doppia cifra. Anche gli altri listini del Vecchio continente sono in netto ribasso: Londraperde il 2,65%, Francoforte il 2,3% e Parigi il 2,9%. La tensione si trasferisce anche sul fronte dei titoli di Stato: lo spread tra Btp e Bund tedeschi si allarga di una ventina di punti base poco sotto quota 120, con un rendimento vicino all'1,7%. Sensibile rialzo dello spread anche per i titoli di Portogallo, Spagna e Grecia.

Osservata speciale resta ancora la Cina, dopo che ieri Pechino ha annunciato per il 2015 la crescita del Pil al passo più lento da 25 anni (+6,9%); contemporaneamente il Fondo monetario ha tagliato le stime di crescita del mondo a un +3,4% nel 2016, dal +3,6% calcolato lo scorso autunno. Gli economisti di Washington hanno sottolineato il rallentamento delle economie emergenti e degli Usa, ma si aspettano segnali di ripresa dall'intera Eurozona. Tuttavia - avverte il Fmi - i rischi restano al ribasso, come dimostra anche l'atteso calo in Germania dell'indice Zew sulla fiducia.

Al di là di stime e previsioni, comunque, la ripresa sembra sempre più debole come dimostra il continuo calo del petrolio, che dopo l'effimera fiammata di ieri sopra i 30 dollari scende sotto quota 28 dollari. In discesa anche il Brent a 28 dollari. D'altra parte la domanda si indebolisce, mentre l'offerta - con il ritorno sul mercato del greggio iraniano - continua ad aumentare. A farne le spese, in questo frangente, è soprattutto la Russia dove il rublo continua a perdere terreno su euro e dollaro: contro la moneta unica è scambiato a 87,1, mentre vale 79,56 contro il biglietto verde. L'euro, invece, prosegue il suo rialzo a quota 1,0956 sul dollaro.

La seduta di ieri a Wall Street, la prima della settimana dopo un lungo weekend festivo che lunedì aveva tenuto i mercati Usa chiusi, è finita contrastata. Partiti al rialzo, gli indici hanno perso slancio con rinnovati cali del petrolio. Durante le contrattazioni, l'S&P 500 ha infranto al ribasso una soglia di supporto importante: 1.867 punti, che corrispondono non solo ai minimi dello scorso agosto, ma anche a quelli visti lo scorso settembre e nell'ottobre 2014. Alla fine, l'indice benchmark è salito di un punto (+0,05%) a quota 1.881,33, il Dow Jones ha recuperato lo 0,17%, a quota 16.016,02 punti, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,26%.

Dal punto di vista macroeconomico (l'agenda dei mercati), a Davos si apre il World Economic Forum. In Gran Bretagna, il tasso di disoccupazione a fine novembre scende al 5,1%. Nell'Eurozona, invece, si segnala il +2,3% deiprezzi delle case nel terzo trimestre del 2015 e il calo del surplus delle partite correnti Ue, fermo a 12,3 miliardi a novembre dai 16,2 miliardi di un anno prima. Negli Stati Uniti, l'indice sulla richiesta di nuovi mutui per la settimana che si è conclusa lo scorso 15 gennaio è cresciuto del 9%. Sempre negli Usa, I prezzi al consumo di dicembre sono scesi dello 0,1%. L'indice core, al netto di energia e alimentari, è salito dello 0,1%. Il dato è sotto le attese degli analisti, che scommettevano su un aumento dello 0,2%. Nel 2015 i prezzi sono saliti dello 0,7%.

Tra le materie prime continua il rialzo del prezzo dell'oro
sui mercati, dove si conferma bene rifugio in una stagione di cali per le altre classi di investimento. Il metallo con consegna immediata sale dello 0,6% a 1.093 dollari: da inizio anno il rialzo delle quotazioni è pari al 3% e ribalta il trend negativo visto nel 2015.

FONTE: Giuliano Balestreri (repubblica.it)