sabato 30 gennaio 2016

I raid dei ragazzini che a colpi di kalashnikov sfidano anche la camorra a Napoli

Il capoluogo partenopeo è la città più pericolosa del Paese: 69 morti nel 2015, il 40% in più

Ogni volta che polizia e carabinieri vincono, Napoli apparentemente perde. E sembra farlo due volte. È il complicato paradosso di una città meravigliosa e dannata costretta a fare i conti col veleno della camorra anche quando le forze dell’ordine ne decimano i vertici, lasciando lo spazio, mai occupato da un liceo o da una piscina, a giovani sciacalli che sognano di prendere il loro posto. Eccola la fotografia della doppia sconfitta: poca scuola e molti sciacalli.  

Nasce così la paranza dei bambini, il far west delle «stese», le scorribande a bordo di TMax e di Honda SH300 con raffiche sparate in aria, per rivendicare il controllo di un fazzoletto di territorio - «sdraiatevi a terra, stendetevi, che stiamo passando noi» - il marchio di infamia del 2015 napoletano che ha proiettato la città, con più di un morto ammazzato a settimana (69 vittime, una su due di camorra), in testa alle classifiche della pericolosità criminale, in compagnia di Foggia e di Bari e che anche nel 2016 fa sentire quotidianamente il suo fiato nauseabondo.  

Diciottenni con la pistola e il kalashnikov pronti a sparare a tutto e a tutti per conquistare un vicolo, una piazza, uno scantinato o un garage dove spacciare droga o imporre il pizzo. Centinaia di ragazzini fuori controllo e senza regole, imbevuti del mito di Gomorra, capaci di terrorizzare i quartieri nel cuore della città, cominciando a fare fuoco a 13-14 anni e concludendo la propria parabola criminale prima di compierne 25. La loro fine, in genere, è una galera. O, se va male, una bara. «Napoli è un’emergenza. Anche criminale», dice Antonio De Vita, comandante provinciale dei carabinieri.  

I banditi, certo, ma «anche», appunto, il deserto educativo e le fragilità familiari dei quartieri Spagnoli o dei rioni Sanità e Forcella, incastrati nel centro storico e appoggiati alla schiena delle case eleganti della Napoli bene, dove i revolver sono più numerosi delle lavagne. Secondo un rapporto di Save the Children, pubblicato il 2 dicembre, nel Napoletano il 19,76% dei ragazzi non arriva al diploma, il 35,8% degli alunni non raggiunge livelli sufficienti di competenza matematica e il 28% non sa leggere.  

È la legge della strada, da generazioni, l’unica ascensione sociale riconosciuta: vedetta, piccolo spacciatore, responsabile della piazza, gestore di una zona. Ma sei hai fegato un’arma, un motorino, un piccolo gruppo di fedelissimi e uno spazio da prenderti, in questi anni l’ascensore sale molto più in fretta. «Napoli è due città», dice padre Alex Zanotelli, che dopo una vita da missionario in Kenya, ha trasformato la chiesa di San Vincenzo nel punto di riferimento di chi, nel rione Sanità, ha ancora voglia di alzare la testa.

FONTE: Andrea Malaguti (lastampa.it)