martedì 1 marzo 2016

Intervento in Libia, via libera di Obama: «L'Italia guidi la missione militare»


Francesi e egiziani sarebbero impegnati in operazioni militari “segrete” in territorio libico prima che scatti l'operazione di stabilizzazione della Libia e prima che l'Italia ne assuma il comando col generale degli alpini Paolo Serra, consigliere militare dell'inviato delle Nazioni Unite in Libia, Martin Kobler. Serra è stato comandante della missione militare Nato in Libano e capo della forza di reazione rapida della Nato. E già operativa sarebbe la LIAM (Libyan International Assistance Mission) se Obama, prima incline a un intervento massivo aero-navale e di terra, non avesse alla fine deciso di non schierare sul terreno soldati a stelle e strisce.

LA DIPLOMAZIA

L'Italia continua a tessere la sua rete diplomatica per convincere il Parlamento di Tobruk a varare un governo di unità nazionale (voto previsto ieri e rinviato per l'ennesima volta), mentre i francesi in silenzio muovono nel Canale di Suez l'ammiraglia, la portaerei nucleare Charles De Gaulle, 354 metri di lunghezza per 55 di larghezza, che raggiungerà le acque prospicienti la Libia venerdì, secondo il sito arabo Al Wasat, e compirà esercitazioni congiunte con la fregata egiziana di fabbricazione francese “Tahya Misr” (dice il sito israeliano Debka) in vista di un «attacco ridotto di coalizione» contro lo Stato Islamico in Libia «insieme all'Italia, alla fine di aprile o a maggio». Sulla Charles De Gaulle stazionerebbero «gruppi combattenti a disposizione dell'esercito francese per raccogliere informazioni sulla Libia per aria e per mare».
Che debba essere l'Italia a guidare la coalizione lo ha ribadito ieri il segretario di Stato americano alla Difesa, John Carter, così: «L'Italia, essendo vicina, si è offerta di guidare la missione e noi abbiamo già promesso il nostro forte supporto». La “chiave”, per Carter, consiste nell'ottenere «un governo, a Tripoli, che goda del supporto delle molte fazioni libiche, perché il paese cessi d'essere quel tipo di Stato sfasciato che offre terreno fertile al diffondersi dell'Isis». Gli Usa continueranno a «difendersi». «Siamo perfettamente consapevoli – avverte il generale dei marines Joseph Dunford, capo degli Stati maggiori Usa – dell'espandersi dell'Isis in Libia e il raid a Sabratha è stato concepito per questo». Si tratta di “giocare d'equilibrio” tra contenere e distruggere, tra attacchi mirati e volontà di non turbare il processo politico del nuovo esecutivo. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha pronti i piani d'intervento basati su Col Moschin e Comsubin, unità d'élite, i marò di supporto, e dispositivi della Marina da Mare Sicuro a EunavForMed (missione UE a guida italiana), più i 4 caccia-bombardieri Amx spostati nella base di Trapani e Tornado e elicotteri che scaldano i motori. Nessuna invasione, però. L'obiettivo resta la protezione dei siti sensibili (pozzi di petrolio, aeroporti, ambasciate) e la distruzione dei capisaldi del terrore, specie a Sirte. Mentre l'Italia da un lato pianifica l'intervento, dall'altro aspetta che si formi il nuovo governo libico. Ma i partner europei non perdono tempo.

LE INDISCREZIONI

Ufficiali libici riferiscono (scrive Debka) che 15 esperti francesi per le operazioni speciali sono stati a Bengasi negli ultimi due mesi al fianco dell'esercito libico del generale Haftar contro gli islamisti. Consiglieri britannici contribuirebbero, stando a altre voci, all'addestramento “tattico” delle milizie locali di Misurata. Il Pentagono ha invece smentito il coinvolgimento nei raid aerei che hanno bersagliato Sirte, roccaforte Isis, e Bani Walid. La voce comune è che a compierli siano stati aerei francesi o egiziani. Stando a “Huffington Post” arabo, il filo-egiziano Haftar si starebbe predisponendo a dare l'assalto alle milizie di “Alba della Libia” vicine ai Fratelli musulmani. Stando infine a “Agenzia Nova”, sarebbero 27 i tiratori scelti francesi che combattono a Bengasi e a Derna con Haftar, e altri 3300 i militari schierati a ridosso del confine meridionale aspettando di penetrare nel Fezzan.
Altri 150 uomini delle forze speciali francesi si troverebbero nella base aerea di Benina, a Bengasi, mentre britannici sarebbero dislocati in quella di Abdel Nasser a Tobruk. Infine, incursori americani garantirebbero l'intelligence per la guida dei droni armati. E di questa disordinata, febbrile compagine semisegreta di incursori occidentali dovrebbe prima o poi assumere il comando l'Italia.

FONTE: Marco Ventura (ilmessaggero.it)