sabato 5 marzo 2016

Le donne guadagnano il 10,9% in meno I laureati maschi prendono il 33% in più

I risultati del Gap gender Report. L'Italia è al 41° posto su 145 paesi secondo il Wef

Secondo i dati del World Economic Forum lunga è la strada per colmare le differenze di genere nel mondo del lavoro. L’Italia si posiziona al 41° posto su 145 paesi nel mondo, risalendo dalla 69° posizione del 2014, in particolare grazie alla garanzia di quote rosa nei vertici aziendali e nel panorama politico. Il nostro paese registra un indice di 0,725 (dove 0 indica la totale disuguaglianza e 1 la totale uguaglianza tra i sessi): l’Italia colma cioè al 72% circa le differenze di genere. 
Le disparità si vedono soprattutto sul piano retributivo. Il dato medio nazionale rilevato dall’Osservatorio JobPricing mostra una Ral (retribuzione annua lorda) pari a 29.985 euro per gli uomini e a 26.725 europer le donne: le donne guadagnano il 10,9% in meno dei colleghi maschi. 
Un dato positivo è segnato dall’aumento percentuale da 11,6% nel 2012 a 27,6% nel 2015 delle quote rosa nei board direttivi delle aziende italiane quotate in Borsa.  
In complesso, dal 2004 ai 2014 le donne sono aumentate sia tra i dirigenti che tra i quadri e sono oggi il 38% degli occupati in posizioni manageriali, anche se continuano ad essere inquadrate in maggioranza come impiegate (58%); gli operai sono nei due terzi uomini, spesso a causa della tipologia di lavoro svolta. 
Il divario retributivo maggiore si avverte proprio dove maggiore è la concentrazione femminile: gli uomini impiegati guadagnano il 12,4% in più delle colleghe donne. Il gap nello stipendio dei dirigenti è dell’11,9% e in aumento rispetto all’anno precedente, mentre è più contenuto e diminuisce ulteriormente nel caso dei quadri (passa da 5,4% a 5% sempre a favore maschile). 
Gli ultimi anni hanno visto un cambiamento nel mix della popolazione occupata, con un aumento della quota di donne laureate. Ciononostante gli uomini laureati continuano a percepire mediamente stipendi più elevati del 33% e il divario tra i sessi scende solo quando si confrontano le retribuzioni di persone con titoli di studio più bassi. Una spiegazione può essere data dal fatto che le donne laureate sono mediamente più giovani: “E’ per questo motivo che la loro retribuzione media è decisamente più bassa di quella degli uomini; nei prossimi anni si può prevedere un accorciamento di questo differenziale, se accompagnato dalle cosiddette azioni positive nel mercato del lavoro”, evidenzia Mario Vavassori, Presidente JobPricing.

FONTE: Walter Passerini (lastampa.it)