lunedì 4 aprile 2016

Il gioco più amato? La Guerra Fredda

A Play, la fiera di Modena, le nuove sfide da tavolo ispirate alla storia e all’attualità. Dalle migrazioni alle pandemie, con partite che si esauriscono in una sola gara

«Pesca una carta. Leggila. Bene: ora strappala. Poi apri la busta sigillata, prendi un adesivo e incollalo sul tabellone. In quell’area non puoi più muovere le pedine». Le regole sono cambiate: il gioco in scatola si consuma, cambia insieme con i giocatori, porta i segni (e le ferite) delle partite vissute. E diventa un racconto ogni volta diverso, sbandierando con orgoglio la propria unicità. E’ l’ultima rivoluzione del mondo del gioco di società, che da sabato fino a ieri sera si è riunito a Modena per «Play», fiera che lo scorso anno aveva radunato 30 mila visitatori e che racconta le novità di un mercato che cresce, cambia, mischiando le idee che vengono dall’estero con le piccole rivoluzioni nostrane. 

A 70 anni da Yalta e dal discorso in cui Winston Churchill parlò per la prima volta di «Cortina di ferro», «Play» ha scelto come tema Muri, frontiere, migrazioni: un tentativo di non sottrarsi alla discussione dell’attualità, anche se sublimata nel gioco. Tra gli ospiti, Jason Matthews, che nel 2005 ha ideato Twilight Struggle: uno dei giochi più acclamati di sempre vede due giocatori prendere in mano Russia e Stati Uniti per tutta la durata della Guerra Fredda. Ci si sfida a suon di colpi di Stato, incursioni militari, governi fantoccio. L’altro superospite è stato Richard Shako, creatore di Wir sind das volk, sulle due Germanie fino alla caduta del Muro di Berlino: perché il gioco può essere, anche da grandi, un modo per imparare qualcosa.  

PANDEMIA  
Ma l’ultimissima tendenza è, appunto, il fenomeno dei giochi che si esauriscono: non più partite immutabili negli anni, ma esperienze narrative da vivere intensamente. E una volta sola. L’esempio più eclatante è Pandemic Legacy, in cui i giocatori vestono i panni di un gruppo di esperti chiamato a salvare il mondo da malattie che rischiano di cancellare l’umanità. Ogni partita svela qualcosa di nuovo, cambia le regole, aggiunge o toglie possibilità. E, soprattutto, impedisce di tornare indietro: chi ha già giocato sa come si evolve la storia, conosce colpevoli e colpi di scena. Lo stesso capita con Sherlock Holmes consulente investigativo, in cui chi gioca deve risolvere 10 difficili indagini: finite le storie, il gioco è finito. Ma questo dà a ogni partita un gusto in più. L’arrivo dei giochi «a scadenza» ha diviso gli appassionati, ma ha finito per trionfare. In un’epoca in cui l’intrattenimento ha possibilità infinite, e il tempo per giocare spesso non si trova, fare una manciata di entusiasmanti partite sembra essere più convincente che ripetere tante volte le stesse sfide. «La tendenza - spiegano dalla Asterion Press - è sempre di più quella del gioco da tavolo vissuto come esperienza originale, più che come attività preconfezionata. Diventa come vedere un film lunghissimo, per più serate». 

IL MERCATO  
Il mercato del gioco specializzato, in Italia, vive su numeri da piccola editoria. I titoli più strategici partono da un migliaio di copie, ma qualche prodotto di successo arriva a toccare i 50 mila pezzi: oltre questa soglia i giochi provano a diventare dei nuovi classici, come Bang! (dell’italiano Emiliano Sciarra),Carcassonne o Coloni di Catan. E se una grossa fetta della proposta è composta da titoli nati all’estero e portati in Italia, c’è anche chi riesce a compiere il percorso inverso. «Le case editrici - spiegano dalla Cranio Creations - sono tantissime, ogni anno escono in tutto il mondo migliaia di titoli nuovi: arrivare a un editore con una grande capacità di distribuzione è diventata una corsa». Succede per esempio a Insoliti sospetti, firmato da Paolo Mori e pubblicato dalla Cranio Creations: una divertente indagine giocata sul filo del pregiudizio pronta a espatriare in 40 mila copie.

FONTE: Davide Jaccod (lastampa.it)