mercoledì 6 aprile 2016

ITALY IS TAKEN FOR GRANTED

E’ da parecchio che noi italiani lamentiamo il fatto di non essere nella stanza dei bottoni, per intenderci il locale in cui si ritrovano i membri del club ristretto realmente dotato di potere decisionale.
In altri tempi, quelli del nostro maggior splendore in cui eravamo la quarta o la quinta potenza economica del mondo e potevamo persino legittimamente sperare di essere prima o poi cooptati anche fra i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la protesta italiana appariva motivata da una logica ineccepibile. Il che non impediva però alle nostre richieste di cadere nel vuoto ogni volta che si trattava di selezionare chi dovesse sedersi intorno ad un tavolo , e poco importa che si trattasse di quello della guerra o quello della pace .
Col tempo finimmo addirittura con l’essere tanto scioccati da questo comportamento internazionale da dar vita alla cosiddetta “politica del sedere ” consistente in una corsa disperata per farci assegnare una seggiola ogni qualvolta si aprisse un tavolo di trattativa cui valeva la pena di farsi vedere.
Che poi fossimo o meno in grado di fornire un costruttivo apporto ai lavori , questo importava molto di meno , o non importava affatto. La vera cosa importante consisteva nel disporre di una seggiola intorno a quel tavolo e che il fatto si risapesse.
Era una politica dell’apparire , certo non una politica dell’essere. Le reazioni alle esclusioni, le poche volte che si verificarono, furono dovute molto più a comportamenti individuali di politici e funzionari italiani, esasperati da atteggiamenti che ritenevano tanto ingiusti ed immotivati da essere ai limiti dello scorretto, che a ferme prese di posizione da parte dei nostri governi del momento .
Così Susanna Agnelli, (foto sotto) allora Ministro degli Esteri, impose agli Alleati che pretendevano di usare più o meno a loro discrezione il nostro territorio per le operazioni militari dirette contro gli stati eredi della Federazione Jugoslava senza ammetterci in quel Gruppo di Contatto in cui si maturavano le decisioni fondamentali, di scegliere fra due alternative.
In sostanza, considerata la disinvolta noncuranza con cui l’Italia accettava una economia per alcuni parametri sempre prossima al limite minimo di sopravvivenza, una corruzione costantemente crescente e che coinvolgeva in un unico calderone infernale finanza, politica, industria e criminalità organizzata, una instabilità di governo divenuta negli anni una caratteristica distintiva del nostro paese, un sistema giudiziario farraginoso e pressoché paralizzato da una penalizzante scarsità di magistrati peraltro ulteriormente aggravata da una sovrabbondanza di leggi e di avvocati, una burocrazia in soprannumero scaglionata su diversi livelli – nazionale, regionale, provinciale, comunale…- impegnati in una eterna guerra di competenze molto più che nella doverosa collaborazione.
Un’ industria guidata nei decenni recenti da personaggi che più che essere i “Capitani coraggiosi ” di cui favoleggiò Berlusconi ai tempi del finto salvataggio dell’Alitalia erano i “Capitani senza gloria ” di cui al recente libro di Celli…..considerato tutto questo insomma che fiducia poteva pretendere l’Italia?
E con quale fiducia si potevano scegliere rappresentanti italiani per posti di vertice che si presumeva che dovessero essere ricoperti con competenza , onestà ed onore?
Per l’Italia e’ infine sempre stato difficile presentare candidati che presentassero le qualità giuste per ricoprire i posti alla cui assegnazione si concorreva.
Si tratta di un fenomeno che ha od ha avuto delle valide giustificazioni in ambito politico, almeno nel decennio immediatamente successivo all’avvento della cosiddetta seconda repubblica allorché dopo aver liquidato una intera vecchia classe politica non ne avevamo ancora una nuova abbastanza sperimentata e conosciuta da cui poter attingere per concorrere in ambito internazionale.
Assolutamente non giustificabile è invece stato, e lo è ancora, l’atteggiamento della nostra amministrazione che non ha mai programmato per tempo in questo settore finendo quindi spesso  con il proporre, anche per posizioni di assoluto rilievo, candidati assolutamente improbabili designati all’ultimo minuto e spesso più per motivi clientelari che per ragioni di effettiva competenza e rispondenza ai requisiti richiesti. Il risultato è che altri paesi ci passano regolarmente avanti, finendo col ricoprire incarichi tali da esaltare a loro influenza a danno della nostra.
Così la struttura della Commissione Europea, dopo essere stata dominata per anni da francesi ed inglesi , è ora per buona parte nelle mani di francesi e tedeschi.
Alla NATO poi, ove paghiamo quasi il sette per cento delle spese, la nostra politica del personale è stata così dissennata da dar vita ad una terribile battuta che precisa come il suo sette per cento l’Italia sia riuscita a ricoprirlo pressoché esclusivamente con addetti alla sicurezza , camerieri per i ristoranti ed i bar del Quartier Generale e donne delle pulizie, cioè con il personale destinato a ricoprire gli incarichi di più basso livello.
FONTE: Giuseppe Cucchi ( analisidifesa.it )