lunedì 25 aprile 2016

Libia: il governo chiede aiuto per proteggere i pozzi

Libia: il governo chiede aiuto per proteggere i pozzi
Primo appello di Serraj alla comunità internazionale. Renzi sente il premier libico prima del vertice di Hannover

Il governo del premier Fayez Serraj potrebbe essere vicino a una svolta decisiva: il Consiglio presidenziale guidato dall'architetto tripolino nominato primo ministro durante i colloqui di pace organizzati dall'Onu, ha emesso un comunicato per informare di aver chiesto all'Onu, ai paesi europei e quelli africani confinanti "aiuti per proteggere lerisorse petrolifere del Paese". Il Consiglio esprime "profonda preoccupazione per gli avvertimenti ricevuti dalla Compagnia Nazionale Petrolifera (Noc) e dai rapporti delle forze di sicurezza su possibili attacchi a installazioni petrolifere, anche marittime". Una notizia confermata a Repubblica da fonti vicine al governo di Tripoli. In mattinata c'era stata una conversazione telefonica tra lo stesso Serraj e Renzi.

Di fatto, quindi, questo sarebbe il primo invito alla comunità internazionale a fornire aiuto militare al governo libico. La ragione della richiesta non sarebbe, quindi, nella necessità di proteggere il governo a Tripoli, quanto di difendere le installazioni petrolifere nell'est, sottoposte agli attacchi dell'Islamic State. Una ragione che di sicuro verrebbe accolta con minore sospetto da quella parte della società politica libica che avrebbe potuto accusare il governo Serraj di "farsi proteggere dagli stranieri". Secondo il Daily Mail, i commando britannici "si preparano" a lanciare un attacco contro l'Is a Sirte. Le forze speciali del Regno Unito - scrive il quotidiano - si uniranno a quelle francesi e americane. I militari britannici verranno impiegati simultaneamente anche nell'operazione per riconquistare Mosul, la 'capitale' del Califfato in Iraq.
 
Da giorni nella zona di Sirte e soprattutto nella cosiddetta "mezzaluna petrolifera" i militanti dell'Islamic State sono all'attacco di installazioni petrolifere e posti di blocco. Ieri i miliziani dell'Isis avrebbero preso il controllo del "Checkpoint 52", a sud dell'importante porto petrolifero di Marsa Brega, nel golfo della Sirte. I guardiani dei vicini pozzi petroliferi hanno respinto l'attacco durante violenti scontri che hanno provocato un morto e sei feriti tra gli stessi guardiani. Tra i feriti c'è anche lo stesso Ibrahim Jadhran, il giovane capo della Petroleum Facilities Guards, un ribelle anti-gheddafiano molto popolare in cirenaica che aveva trascorso 4 anni nelle carceri di Gheddafi prima di mettersi al capo di una milizia rivoluzionaria nella sua regione.
 
Dalla fine della rivoluzione Jadran ha creato questa "Petroleum Guard" dedicata alla sorveglianza dei pozzi e dei terminal petroliferi, un gruppo armato che di fatto è diventato una milizia e che adesso si è schierato contro l'Islamic State e a favore del governo di Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite. Venerdì i miliziani del Daesh hanno attaccato con 60 mezzi e decine di uomini le postazioni di Jadhran, e questo era solo l'ultimo attacco: dall'inizio di aprile le autorità libiche hanno evacuato il personale di tre giacimenti di petrolio per evitare che diventassero bersaglio dei miliziani del califfo.
 
In questa fase di caos che segue all'arrivo del governo Serraj a Tripoli, ieri la National Oil Company di Tripoli ha annunciato di aver sventato un tentativo di esportare illegalmente petrolio dalla Cirenaica messo in atto delle autorità di Beida. Gli uomini vicini al generale ribelle Haftar hanno provato a caricare una petroliera saudita di 650.000 barili. Da Tripoli la Noc denuncia che "la Agoco, una nostra sussidiaria nell'est del Paese, ha avuto istruzioni da un funzionario di Beida di rifornire un cargo al terminal di Marsa-el Hariga", ha spiegato il capo della Noc, Mustafa Sanalla, aggiungendo di aver informato il "primo ministro Sarraj ed il Consiglio Presidenziale, che ha compreso subito l'importanza della questione". Gli stessi lavoratori del terminal avrebbero bloccato il carico della petroliera bloccando il tentativo di esportare illegalmente il petrolio.

FONTE: Vincenzo Nigro (repubblica.it)