sabato 14 maggio 2016

Sincro pigliatutto, 9 medaglie

Due argenti e un bronzo: si chiude l’Europeo della svolta. Per il salto di qualità anche un compositore

La colonna sonora del successo azzurro è firmata da un compositore scelto apposta per esaltare la squadra. La nona medaglia europea, l’argento del team, arriva con «The season on Earth» di Michele Braga autore della colonna sonora di «Lo chiamavano Jeeg Robot» per cui è stato candidato al David di Donatello. 

I coreografi raccontano cosa vorrebbero mettere in piscina e lui crea, così la musica esalta le caratteristiche dell’Italia: è pensata apposta per trascinare le ragazze. Non sono loro che si devono adattare, le note sono studiate per sottolineare il movimento. Il salto di qualità che ha portato l’Italia nell’élite del sincro non è un caso: avere un compositore nel gruppo è un tocco di classe che racconta bene quanto il sincro azzurro si sia evoluto. 

Le giurie sono immobili ma un motivo per puntare sugli outsider lo devono avere e in questi Europei hanno dimostrato di apprezzare gli sforzi italiani. Nove podi, tre argenti, sei bronzi, premiati in ogni specialità del programma e l’obiettivo olimpico è mantenere questo grado di attenzione. Lì non siamo ancora in zona medaglia, la Russia è sempre la prima e dietro ci sono Cina, Giappone, Ucraina e l’Italia che quest’anno ha già superato Canada e Spagna e dovrà lavorare ancora per riuscire a mettere in cantiere altri sorpassi. 

La capitana Marta Flamini programma l’inseguimento: «Ci spacchiamo la schiena, ma si deve andare ancora oltre perché adesso bisogna continuare a stupire o ci ricacceranno indietro. La nostra posizione è fresca, a Rio dobbiamo insistere, consolidare. Piccoli passi, non si vedranno in classifica però peseranno in futuro». 

I padroni di questo sport sono i russi, otto ori qui, strafavoriti per il successo olimpico e nelle acque del sincronizzato non ci sono sospetti. In questo mondo la Russia non paga la cattiva reputazione rimediata altrove.  

Giorgio Minisini esclude ogni possibilità di rischio doping: «I russi sono eccezionali di loro, ma a parte ciò qui è proprio insensato il concetto. Nel sincro le classifiche stanno ferme lustri, se qualcuno venisse squalificato si autoeliminerebbe a vita. Esci dal giro e sei finito. Chi rischierebbe?».  

Flamini è ancora più concreta: «Le vedo le russe, sono di un altro livello. Noi ci alleniamo otto ore, loro 10 e con una piscina dedicata 24 ore su 24. Tutto curato, pure il duo misto appena ammesso a Mondiali ed Europei. Hanno subito piazzato una coppia solo su quello, senza distrazioni. Se vedi quello che fanno in gara è talmento assurdo che al doping ci puoi pensare ma se vedi quel che fanno in allenamento capisci che non è aiuto extra». 

FONTE: Giulia Zonca (lastampa.it)