sabato 18 giugno 2016

Ecco nei ballottaggi chi rischia di più

Una manciata di voti sarà sufficiente, domenica sera, a rafforzare il governo o a metterlo virtualmente in crisi. Già, perché in caso di buon risultato figuriamoci se Renzi rinuncerà a umiliare i suoi avversari. E viceversa, impossibile che le opposizioni non vogliano profittare di un eventuale passo falso del premier. Le città che contano ai fini nazionali sono Roma, Milano e Torino. Ecco i 4 possibili scenari. 

1) Il Pd trionfa dappertutto. Nel qual caso Renzi coglie un successo che, per come si era messa dopo il primo turno, ha quasi del miracoloso. Vuol dire che la forza continua ad assisterlo; dunque il premier può avviarsi sicuro del fatto suo alla disfida finale di ottobre (referendum sulla Costituzione) per dare il colpo di grazia agli avversari. Di qui ad allora, nella sua maggioranza nessuno oserà fiatare. Grande delusione di M5S, che già stava assaporando il gusto della «prima volta»; sfascio totale del centrodestra, con regolamento di conti tra Forza Italia e Salvini. 

2) Renzi perde Roma, però impone Fassino e Sala. Per quanto sofferta, sempre di vittoria si tratta perché il Pd si fa valere là dove era tutto sommato nei pronostici. Viene sconfitto invece dove, dopo Mafia Capitale e Marino, nessuno aveva mai scommesso un cent sulla rimonta Pd. Rispetto allo scenario precedente, il premier prende atto di non avere più la bacchetta magica, dove le situazioni sono compromesse lui non può farci nulla. I grillini invece sono al settimo cielo. Per la destra, come al punto 1. 

3) Oltre a Roma, le opposizioni espugnano anche Torino (o Milano). Per Renzi si mette male, vuol dire che il vento è cambiato e non gonfia più le sue vele. Scricchiolii nella sua maggioranza parlamentare, dove gli opportunisti (una quantità) cominciano a guardarsi intorno, pronti a tradire. Nel Pd la fronda rialza la testa, il clima interno si fa rovente. Dopo un risultato del genere, la crisi di governo resta improbabile, ma lunghe ombre si proiettano sul referendum costituzionale di ottobre. Le opposizioni sono euforiche, il premier non può stare sereno. 

4) La sinistra perde tutte e tre le metropoli. Si materializza l’incubo renziano della vigilia. Il governo rischia, e se si salva è soltanto perché gli oppositori interni ed esterni non hanno ancora trovato la quadra per rimpiazzarlo. Gli «ascari» della maggioranza, come tutte le truppe mercenarie, sono pronti a tradire con chiunque tenga lontane le elezioni. Il Colle ritorna suo malgrado al centro della scena politica. I «poteri forti» girano le spalle all’ex «rottamatore». E il referendum di ottobre, da parata trionfale di Renzi, si trasforma in una «via crucis» per l’intero Pd. 

FONTE: lastampa.it