domenica 10 luglio 2016

Mail, telefonate e blitz in azienda per recuperare i debiti mai pagati


Dai mutui alle bollette, il business rischioso dei crediti dubbi

La prima reazione è sempre la stessa: «Guardi che sta cercando la persona sbagliata». E invece no, perché nella cartellina sotto il braccio hai tutte le informazioni: nome, cognome, situazione finanziaria del barista cinese che ti guarda con aria di sfida. Sai che non paga i fornitori da mesi, che il suo locale ha un debito che viaggia attorno ai seimila euro con un grande gruppo dell’alimentare. E allora inizi a trattare, senza alzare la voce, armato di fatture, documenti di trasporto, e-mail. Lo fai sfogare, è una partita a poker: il suo obiettivo è non saldare, il tuo riprenderti il più possibile. Non vincerà nessuno, e non è una sorpresa. Altrimenti come spiegare il tesoro che banche, fondi e società non riescono a riportare a casa? Però ci si può avvicinare all’obiettivo, racconta la signora in tailleur e scarpe eleganti con l’incarico di andare in giro a caccia di denari. È quanto di più distante dall’immagine del «duro». La visita diretta, dice, è l’ultima spiaggia. Prima ci sono mail, raccomandate, telefonate. L’intento: far firmare un piano di rientro, recuperando una cifra più bassa, il 30-40%. Pochi, ma benedetti e subito. 

Negli anni duri della crisi gli italiani hanno continuato a fare debiti. Poi hanno smesso di onorarli. Bollette, abbonamenti alla tv satellitare, rate per acquistare moto e auto, mutui. Recuperare quei soldi, ora, sembra l’affare per eccellenza. Ci provano i colossi americani, che rilevano a prezzi di saldo i pacchetti di sofferenze dalle nostre banche e poi tentano di recuperarli. I fondi pagano quei crediti così poco che, nel caso la manovra riesca, avranno fatto bingo. Ma è impresa per pochi, servono capitali, studi legali attrezzatissimi, enorme pelo sullo stomaco.

FONTE: Giuseppe Bottero (lastampa.it)