domenica 31 luglio 2016

Renzi, una manovra oltre l’austerity: sfondare il tetto 1,8 con il sì europeo

Il premier Matteo Renzi (Ansa)

Renzi, una manovra oltre l’austerity: sfondare il tetto 1,8 con il sì europeo

«Io mi occupo dei fatti e non delle chiacchiere», è un Renzi molto determinato a offrire di sé l’immagine dell’uomo di governo (e, di conseguenza, dell’uomo del «fare») quello che si accinge ad affrontare le due prove più difficili dell’autunno. La legge di Stabilità e il referendum istituzionale. Due passaggi delicati e strettamente connessi, perché il presidente del Consiglio sa che per raggiungere il risultato che si prefigge nelle urne dovrà attuare una manovra «espansiva». Per questa ragione, come confida ai collaboratori, il suo obiettivo è quello di «chiudere con l’austerity» e di convincere l’Europa a «farci andare oltre l’1,8 per cento» nel rapporto deficit/Pil fissato per il 2017. «La direzione di marcia, come dimostrano anche i dati dell’Istat sull’occupazione — ha spiegato Renzi ai collaboratori — è quella giusta. Ora però dobbiamo lavorare sulle tasse, sugli investimenti pubblici, rendere più competitivo il Paese, rivedere il patto di Stabilità interno, alzare le pensioni minime». E non solo. Il premier immagina anche «aiuti ai giovani» e aumenti contrattuali per quegli statali che guadagnano di meno. Insomma, una lunga lista che, però, passa necessariamente per un «via libera» di Bruxelles. Il che non sarà facilissimo dal momento che Angela Merkel il prossimo anno affronta le elezioni politiche e la maggioranza dei tedeschi è schierata a favore dell’austerità.

Ma Renzi, che pure non ha intenzione di entrare in rotta di collisione con la cancelliera, ha bisogno di «questo sostegno alla ripresa» e ha intenzione di giocare le carte a sua disposizione per raggiungere l’obiettivo. Secondo il premier, infatti, quello che verrà dovrà essere «l’autunno delle riforme economiche e istituzionali». Insomma, legge di Stabilità e referendum camminano di pari passo nella mente di Renzi, anche se in questa fase il premier preferisce parlare pubblicamente più della prima che del secondo. Il che non significa che non pensi sempre a quel voto che deciderà pure del suo destino. Ma questo cerca di dirlo ormai il meno possibile, perché «il referendum non è su di me o sul governo», bensì «sulla riforma costituzionale». Riforma che, a suo avviso, va spiegata agli elettori ammettendone anche le eventuali «imperfezioni», ma sottolineando il fatto che non si voterà «su due proposte alternative» ma su «un’unica proposta», dunque si voterà sul «mantenimento dello status quo o sul cambiamento».

E il premier è convinto che proprio sul tasto del «cambiamento» occorra battere per avere il voto dei giovani e di una parte dell’elettorato del Movimento 5 Stelle. Quindi la sua strategia referendaria è quella di conquistare nuovi consensi (intanto pare si sia assicurato la «neutralità» della Cgil) e, soprattutto, di «non dividere il Paese». Il tentativo di Renzi è anche quello di non sovrapporre il tema del referendum e quello dell’Italicum («Non si vota sulla legge elettorale», è solito ripetere). Perciò il premier in questi giorni, pur ribandendo che «l’Italicum è un’ottima legge», precisa che «se qualcuno vuole cambiarlo ha il diritto di farlo, trovando una maggioranza in Parlamento». Nessuna apertura effettiva a modifiche della legge elettorale, ma nemmeno una chiusura netta, come in altri tempi. Tappa per tappa, mossa dietro mossa, il premier sta pianificando la campagna elettorale referendaria, in cui la prossima legge di Stabilità, come si è detto, avrà una parte essenziale. Per questa ragione, Matteo Renzi è infastidito dalle ultime polemiche sulla Rai che lo coinvolgono e che potrebbero appannare la sua immagine e quella del governo. Il presidente del Consiglio vuole tenersene alla larga: «Non ho mai messo bocca sulle nomine della Tv pubblica, né mai lo farò».

FONTE: Maria Teresa Meli (corriere.it)