martedì 13 settembre 2016

Istat: in un anno 439 mila occupati in più

Nel trimestre crescono di 189mila unità. Scende il numero dei giovani che non studiano e non lavorano. Renzi: il Jobs Act funziona

Se negli ultimi tre mesi la crescita è rimasta al palo, dal mercato del lavoro arrivano segnali positivi.Nel periodo tra aprile e giugno, dice l’Istat, ci sono 189 mila occupati in più sul trimestre precedente, 439 mila in più sullo stesso periodo del 2015. Un’accelerazione che riguarda tutte le forme contrattuali, anche se - per effetto della fine degli incentivi - l’aumento si registra soprattutto per le assunzioni a tempo determinato (+3,2%).  
Buone notizie per i giovani: crescono gli occupati tra i quindici e i ventiquattro anni, anche se si resta lontani dai livelli del 2012-2013. Prosegue il recupero nella classe d’età 25-34 anni, mentre tra i lavoratori più maturi non ci sono exploit, anzi: in 12 mesi sono 111mila in meno. Aumentano parecchio, invece, gli occupati tra i 50 e i 64 anni. Secondo gli analisti, è l’effetto della riforma pensionistica, che allontana l’uscita dal mondo del lavoro. L’istituto di statistica segnala inoltre il calo dei cosiddetti Neet, i giovani che non studiano e non sono occupati: in un anno se ne contano 252 mila in meno. «Un risultato cui hanno contribuito sicuramente le opportunità prodotte dal programma Garanzia Giovani specificamente rivolto a questo target» commenta il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, soddisfatto perché «prosegue il miglioramento della qualità del lavoro: tra gli occupati aumentano le transizioni verso il lavoro a tempo indeterminato, in particolare per i dipendenti a termine ed i collaboratori, cresce il flusso dalla disoccupazione verso l’occupazione, soprattutto verso quella dipendente».  
Esulta pure il presidente del Consiglio Matteo Renzi: «Dati ufficiali Istat di oggi. Nel II trimestre 2016 più 189 mila posti di lavoro. Da inizio nostro governo: più 585 mila. Il #JobsAct funziona» scrive su Twitter. Poi, intervistato da Radio 2: «L’Italia sta diventando piano piano un Paese per giovani, ma c’è tanto da fare».  
Per stappare bottiglie, però, bisognerà aspettare: a luglio, infatti, la tendenza è stata negativa. «I dati confermano il trend positivo, e c’è un recupero tra i giovani - ragiona Francesco Seghezzi, del centro studi Adapt -. Festeggiare questi numeri ignorando quelli di luglio però non serve a nulla». La fotografia dell’Istat certifica un lieve calo del tasso di disoccupazione, all’11,5%. (0,1 punti rispetto al trimestre precedente e -0,6 punti rispetto allo stesso trimestre del 2015) mentre il tasso dei posti vacanti diminuisce di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e resta stabile su base annua.  
Dal lato delle imprese, spiega l’istituto di statistica, si confermano ma con minore intensità i segnali di crescita della domanda di lavoro, con un aumento meno marcato, rispetto al trimestre precedente, sia delle posizioni lavorative dipendenti sia delle ore lavorate per dipendente; continua inoltre a ridursi il ricorso alla Cassa integrazione. 

FONTE: Giuseppe Bottero (lastampa.it)