mercoledì 14 dicembre 2016

Confindustria: in rialzo stime Pil, giù la disoccupazione nel 2016



Csc rileva anche un aumento del 157% dei poveri assoluti rispetto al 2007


L'economia italiana è tornata a crescere ma lentamente e a corrente alternata. Lo sottolinea il Centro Studi di Confindustria che rivede al rialzo le stime di crescita del Pil e al ribasso quelle sul tasso di disoccupazione. Il Csc sottolinea l'incertezza politica dominante in Europa e a proposito della situazione italiana ricorda come l'eventuale instabilità politica potrebbe depotenziare gli incentivi agli investimenti.

La Confindustria rivede al rialzo le stime sul Pil: nel 2016 - sottolinea il Csc nel volume Scenari economici, presentato oggi e chiuso l'8 dicembre - si prevede un aumento del Pil dello 0,9% (0,7% le precedenti stime) mentre nel 2017 si prevede un aumento dello 0,8% (+0,5% la precedente stima). Nel 2018 la stima del Csc è di una crescita dell'1%. La revisione al rialzo delle previsioni è legato all'andamento migliore dell'economia registrato nel 2016. Inoltre tiene conto della legge di Bilancio che prevede più flessibilità nel rapporto deficit Pil e stimoli fiscali sugli investimenti.

La Confindustria stima un rapporto deficit PIl al 2,4% nel 2016 e al 2,5% nel 2017. Le previsioni sono riviste al ribasso per quest'anno (era al 2,5%) e al rialzo per l'anno prossimo la precedente era al 2,3%). Le previsioni del Centro studi di Confindustria sono di un debito al 132,7% del Pil nel 2016 e al 133,4% nel 2017.

La Confindustria rivede al ribasso le stime sul tasso di disoccupazione. Nel 2016 - si legge - il tasso di disoccupazione si attesterà sull'11,4% (11,5% le precedenti previsioni) mentre nel 2017 le attese sono per un tasso in discesa all'11% (11,2% le precedenti previsioni. Nel 2018 il tasso di disoccupazione atteso è del 10,5%. L'occupazione totale (Ula) dovrebbe crescere dell'1,1% quest'anno e dello 0,6% l'anno prossimo.

I poveri assoluti in Italia sono 4,6 milioni con un aumento del 157% rispetto al 2007. Confindustria parla di un contesto di "arretramento del benessere e di sfilacciamento sociale e politico che non ha precedenti nel dopoguerra".

FONTE: ansa.it